1 Febbraio a Firenze – YO DECIDO! DECIDO IO!

1 FEBBRAIO A FIRENZE
alle 15:30 in via dei Servi 13 
davanti il Consolato spagnolo
In tante città italiane ed europee il primo febbraio si svolgeranno presidi, sit in e altre iniziative per dire no a qualunque manomissione o mancata applicazione, in Spagna, in Francia come in Italia, alle rispettive leggi sulla interruzione volontaria della gravidanza.
Come a Roma a Parigi, a Londra, e, soprattutto a Madrid, anche a Firenze ci faremo vedere e sentire!
Saremo in collegamento con le piazze di Parigi e Madrid.
Partecipiamo tutte e tutti!!!!!
YO DECIDO! – DECIDO IO!
1 febbraio Firenze 1

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1 febbraio a Firenze: YO DECIDO!

Treno della Libertà
1° Febbraio 2014

tren-aborto-libre-legal 

“Perquè jo decideixo”
“Perque eu decido”
“Porque yo decido”
“Par ce que je decide”
“Because it’s my choice”

Le donne spagnole il 1° FEBBRAIO partiranno da molte città verso la stazione Athoca di Madrid per poi recarsi davanti al Parlamento ed esigere che venga mantenuta la legge attuale su salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza. Alle 12.00 il corteo si recherà sotto l’Assemblea dei Deputati, per consegnare il manifesto “yo decido” al Capo del Governo, al Presidente del Parlamento, alla Ministra Ana Mato, al Ministro Alberto Ruiz Gallardón (autore della proposta di legge) e ai vari gruppi parlamentari.


Per esprimere la loro vicinanza alle donne spagnole, si stanno organizzando presidi in tutta Europa e anche in molti paesi extracomunitari.

In Italia ci sono iniziative a ROMA, MILANO,  PISTOIA, SIENA, REGGIO CALABRIA, COSENZA, VERCELLI, BOLOGNA, CATANIA, CAGLIARI, … la lista si allunga giorno dopo giorno.

A FIRENZE CI TROVIAMO ALLE  15,30 IN VIA DEI SERVI 13 SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO.

Ci vestiremo di nero, rosso e lilla e manifesteremo la nostra solidarietà alle donne spagnole distribuendo l’appello “IO DECIDO”.

Se non ora quando Firenze, Libere Tutte Firenze, Il Giardino dei Ciliegi, Il Paese delle Donne, Associazione Artemisia Firenze, Coordinamento difesa 194, Coordinamento contro la violenza di genere e sessismo, Le Musiquorum, Libreria delle donne – Firenze, Coordinamento donne CGIL, Laboratorio per la laicità,  GraSe (Gender, Race and Sexuality working group dell’ Istituto Universitario Europeo), Collettivo Prezzemolo, Rete 13 Febbraio Pistoia, Associazione Nosotras, Donne per la riscossa popolare, Donne InCantiere,  Associazione Intersexioni, Aied Pisa, Coordinamento toscano per il diritto alla salute (CTDSE)

Firenze, 1 febbraio 2014

http://womenareurope.wordpress.com

womenareurope@gmail.com

Treno della Libertà

 Da tutte le regioni dello Stato Spagnolo, il 1° febbraio, partiranno convogli pieni di donne verso la stazione di Atocha a Madrid per protestare contro il progetto di legge del governo Rajoy che intende vietare l’aborto, come libera decisione della donna. Alle ore 12.00 un corteo si recherà sotto l’Assemblea dei Deputati, per consegnare il seguente testo al Capo del Governo, al Presidente del Parlamento, alla Ministra Ana Mato, al Ministro Alberto Ruiz Gallardón (autore della proposta di legge) e ai vari gruppi parlamentari.

“Perquè jo decideixo”
“Perque eu decido”
“Perché io decido”
“Porque yo decido”
“Par ce que je decide”
“Because it’s my choice”

“Perchè io decido a partire dall’autonomia morale, che è la base della dignità della persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardante i miei diritti sessuali e riproduttivi e quindi la mia piena realizzazione in quanto persona. Come essere umano autonomo rifiuto di sottomettermi a trattamenti degradanti, ingerenze arbitrarie e tutele invadenti nella mia decisione di essere o non essere madre.

Perché sono libera invoco la libertà di coscienza come bene supremo su cui baso le mie scelte. Considero cinici coloro che fanno appello alla libertà per restringerla e malevoli coloro che vogliono imporre a tutte/i i propri principi di vita, ispirati alla religione, senza badare alla sofferenza che essi causano. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla “permanente immaturità sessuale e riproduttiva”.

Perché vivo in democrazia e sono democratica accetto le regole del gioco che separano i diritti dai peccati e dai precetti della religione. Nessuna maggioranza politica uscita dalle urne, per assoluta che sia, è legittimata a trasformare i diritti in delitti e a obbligarci a seguire principi religiosi mediante una sanzione penale. Come cittadina esigo da coloro che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia del pluralismo, in despotismo.

Perché io decido, sono libera e vivo in democrazia esigo dal governo, da qualsiasi governo, che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservino la libertà di coscienza e garantiscano la pluralità e la diversità di interessi.

Perché io decido, sono libera e vivo in democrazia esigo dal governo che si mantenga l’attuale Legge di salute sessuale e riproduttiva e di interruzione volontaria della gravidanza per favorire l’autodeterminazione, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità di interessi di tutte le donne.”

Autora del Testo: Alicia Miyares 2014-01

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La salute è un diritto, non siamo cavie

lasignora

24 gennaio 2014 alle ore 6.05

Anche stanotte non riesco a dormire, ormai è così da un anno, e mentre mi rigiravo nel letto, ho deciso di raccontarvi cos’ è stato quest’ anno per me.
Un anno fa per risolvere un piccolo problema di natura fisica, mi sono rivolta a uno dei più importanti ospedali romani.
Sono stata sottoposta a un intervento che a causa dell’ incapacità del chirurgo, mi ha causato un danno.
Per mesi non ho ricevuto assistenza, anzi è stato scritto nella cartella clinica che quel danno me l’ ero procurata da sola.
Nessun ospedale della Toscana e di altre regioni d’ Italia ha voluto assistermi, mi sono  sempre sentita rispondere: ” Non mettiamo mani su interventi fatti da altri, deve tornare dal medico che l’ ha operata “.
Mi sono sentita come una moglie che picchiata dal marito e denuncia si sente dire di tornare a casa da lui.
Finalmente a maggio dopo quattro mesi, quando ormai non riuscivo quasi a camminare per i dolori, vengo ricoverata sempre nello stesso ospedale e sottoposta a un nuovo intervento che non risolve nulla e quindi dopo una settimana mi sottopongono a un terzo delicato intervento.
Ho scoperto in seguito che quel primo inutile intervento era stato fatto solo per eliminare le tracce dell’ intervento fatto a febbraio.
Ero partita per tre giorni, son stata via da casa un mese, lontana dalla mia famiglia, da casa, dai miei affetti.
Mentre ero ricoverata ho presentato un reclamo all’ URP.
D
a quel giorno sono stata fatta oggetto di cose inenarrabili.
Ho subito intimidazioni da parte del Primario che ho scoperto essere il cugino del medico che mi ha operata e tutti e due sono nipoti del Primario andato in pensione. Nello stesso reparto lavorano le loro compagne, zie..cugini, direi un reparto a gestione mafiosa.
Sono stata messa in una stanza da sola, in una parte nascosta del reparto in modo che non potessi parlare con altre pazienti e intanto il personale medico metteva in giro la voce che ero una pazza schizofrenica.
Non ho visto un medico né un infermiere per una settimana, ero nutrita con le parentelari, flebo da due chili che mi venivano cambiate ogni 24 ore, era l’ unico momento in cui vedevo un infermiere.
Ho perso otto chili.
Prima di dimettermi mi è stato chiesto di scrivere alla Direzione dell’ospedale per dire che quello che avevo dichiarato all’ URP era falso, solo frutto di una mia crisi isterica. Chiaramente ho rifiutato e quando ho ritrovato le forze ho denunciato l’ ospedale.
Ho saputo che il colpevole è stato individuato e sospeso dal servizio.

Malgrado tutto mi ritengo fortunata perché a Roma ho molti amici che mi son stati vicini e non mi hanno mai lasciata da sola.
Non è stato un anno facile, non ho più potuto svolgere quei piccoli lavoretti che mi permettevano di avere qualche euro in tasca.
Mamma si è dovuta fare carico di tutto, viaggi, ticket per visite e esami, medicine, e spesso è stata dura con me, ma so che era solo perché stanca di vedermi soffrire.
Da giugno sono riuscita solo due settimane fa a farmi vedere da un medico qui a Firenze e solo grazie all’intervento di amici che stanno in consiglio regionale.
Probabilmente dovrò sottopormi ad altri due interventi, ma ho la pellaccia dura.

Purtroppo il giorno che mi hanno operata sarei dovuta andare al matrimonio di Alessandro e Patrizia, ci tenevo tanto mannaggia.
Quando denunci un ospedale poi diventi un problema anche per gli altri ospedali, essendo una denunciante non vogliono correre rischi.
Quindi una persona deve subire di tutto e tacere.
No, non sono il tipo, non bisogna stare zitti, certi abusi vanno denunciati.
Non ho scritto di questa triste vicenda per avere la vostra compassione, ma volevo scusarmi con chi sono stata particolarmente aggressiva, non è facile in certe condizioni mantenere sempre la lucidità e poi ho sempre fatto di tutto per farvi ridere eh, non potete certo dire che sono una lagna.

E comunque ho deciso di raccontarvi  questa cosa, perché nessun giornale ha voluto farlo, non ci si mette contro un ospedale importante…..
In ogni caso a me non mi ammazza nessuno.
Grazie a chi mi ha sopportato e mi è rimasto vicino.
Elena Trimarchi

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Stop al femminicidio

Femicidio

Oggi vi segnaliamo il nuovo sito www.stopfemminicidio.it creato dalla Graphic Designer genovese Sara Porco in collaborazione con la Casa delle Donne di Bologna e Girl Geek Dinners di Milano.

La creatrice del sito ha dichiarato che:

Il sito “Stop al Femminicidio” e l’applicazione “La mappa dei Femicidi” nascono dalla volontà di rendere accessibili i dati raccolti con fatica dalla Casa delle Donne di Bologna a partire dal 2005. Lo scopo principale del progetto è quello di mettere in luce il fenomeno, a partire dalla conoscenza dei casi avvenuti in Italia. L’assenza di dati ufficiali e la poca diffusione a livello dettagliato di quelli raccolti dalla Casa delle Donne di Bologna, genera una situazione di confusione e di mala-informazione al riguardo, che alimenta stereotipi e pregiudizi nocivi alla lotta alla violenza sulle donne.

Sul sito quindi è possibile visualizzare diversi grafici realizzati a partire dai dati raccolti dalla ricerca della Casa delle Donne; tra cui: l’andamento temporale dei…

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1 Febbraio – Sostegno alla mobilitazione delle donne spagnole

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Le donne spagnole si sono mobilitate per il 1° FEBBRAIO:

“Partirá desde Asturias para llegar a Madrid el 1 de febrero con el fin de exigir que se mantenga vigente la actual Ley de salud sexual y reproductiva y de interrupción voluntaria del embarazo.”
Partiranno da più città verso la stazione Athoca di Madrid per poi recarsi davanti il Parlamento ed esigere che venga mantenuta la legge attuale su salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Le donne consegneranno il manifesto IO DECIDO al Presidente del Governo, al Presidente del Congresso, alla ministra Ana Mato, ed al ministro Alberto Ruiz Gallardón e ai vari gruppi del Congresso.
Appelli e comunicati che stanno circolando parlano di una mobilitazione il 1 febbraio davanti ad ambasciate e consolati spagnoli in concomitanza la marcia: ci sono già iniziative a Parigi, Bruxelles, Milano, Roma, Firenze, Reggio Calabria, Cosenza e Vercelli.
PARTECIPIAMO TUTT* E DIFFONDIAMO!!!
Per esprimere la vicinanza alle donne spagnole, si stanno organizzando presidi un po’ dappertutto, anche dove non ci sono consolati e ambasciate.
FIRENZE: via de’ Servi 13, ore 15:30, sotto al Consolato spagnolo. Ci vestiremo di nero, rosso e lilla e manifesteremo la nostra solidarietà alle donne spagnole distribuendo l’appello “IO DECIDO”.

MILANO: piazza Cavour, dalle ore 14.00
TORINO: piazza Castello, ore 15:00 sotto il Consolato spagnolo
RAVENNA: piazza Andrea Costa dalle 16 alle 18, organizza Casa della Donna di Ravenna
VERCELLI: via Cavour, primo febbraio ore 16:00 – 17:00, organizza il Comitato Donne per le Donne di Vercelli

PISTOIA: arriveranno a Firenze con il “vagon de la libertad” per unirsi alla manifestazione al consolato
SIENA: piazza Salimbeni, ore 16:00, vestite di nero, con sciarpe viola o rosse e una rosa rossa tra i capelli

BOLOGNA: piazza del Nettuno, ore 15:00

ROMA: piazza di Spagna, ore 15.00, sotto all’Ambasciata spagnola
NAPOLI: via dei Mille 40, Consolato spagnolo, ore 11:00
COSENZA: assemblea pubblica per parlare della legge spagnola e libertà di scelta delle donne

REGGIO CALABRIA: c.so Garibaldi, di fronte al teatro Cilea, alle ore 16:30

MESSINA: piazza Cairoli, ore 11:00. Si manifesterà sotto lo slogan YO DECIDO. Flash Mob
CATANIA: sotto la Prefettura,  ore 11:00
PALERMO: piazza Massimo, ore 15:00
CAGLIARI: via Garibaldi, ang. via Oristano, ore 16.00. Con sciarpe viola e cartello YO DECIDO

FRANCIA: in tutte le città dalle 14.00 in poi
PARIS:  Place Joffre (École Militaire) jusqu’à l’Ambassade d’Espagne, ore 14:00
LONDRA: in treno da Charing Cross a Waterloo Est e incontro ore 13:00 ad Hungford Bridge
DUBLINO: ore 14.00 Ambasciata spagnola
LISBONA: ore 14.00 Ambasciata spagnola
HANNOVER: ore 12:00 Ernst-August Platz
ECUADOR: ore 11:00 Quino al Consulado Epanolo
REPUBBLICA DOMENICANA: Mujeres dominicanas se montan en “tren de la libertad” en respaldo feministas españolas

Ecco il link all’iniziativa spagnola:
http://www.eltrendelalibertad.com/
e alla traduzione italiana:
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article12533

Aggiornamenti su:
http://www.womenareurope.wordpress.com/

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OBR 2014: giustizia è…….

Chiara Lastri, Marta Maria Gagliardi, Michelangelo Tarli in centro a Firenze, fuori, all’università, in palestra, nelle piazze, al pub… ovunque qualcun* ha avuto da dire la sua!

https://www.youtube.com/watch?v=CeVXGaSzhm0&feature=youtu.be&hd=1

e per voi cosa è la giustizia? Venite a dircelo alle prove di OBR!

Ci vediamo presso il centro polifunzionale Palestra di San Niccolò  in via  San Miniato n. 6 a Firenze:
domenica 26 gennaio 2014 ore 18,30
domenica 2 febbraio 2014  ore 10,30
domenica 9 febbraio 2014 ore 10,30

Link all’evento sul sito internazionale: clicca QUI
Aggiornamenti sull’evento FB: clicca QUI

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#WOMENAREUROPE

logoWAE

13 gennaio 2014

“Per un’altra Europa, laica e dei diritti”: si intitola così l’appello alla mobilitazione e alla costruzione di una rete europea di donne che parte da Firenze e che si propone di chiamare WOMENAREUROPE.

Dopo che il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione Estrela, che sollecitava gli stati dell’Unione a sviluppare una legislazione che permettesse ad ogni persona di vivere liberamente la propria  sessualità e di decidere  se interrompere la  gravidanza senza alcun rischio, dopo che il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge che riduce le possibilità di interruzione volontaria della gravidanza, si è sentita da parte di numerose donne,  singole e associate, l’esigenza di reagire.

 Ricordando la frase con cui si apriva una manifestazione nazionale di quasi vent’anni fa (Roma, 3 giugno 1995),  affermiamo che sulla maternità alle donne spetta “La prima parola e l’ultima”.

 La rete che si sta costruendo pone l’accento sulla laicità e sui diritti, con la convinzione che la possibilità di scelta in materia di sessualità e di orientamento sessuale  sia qualcosa che non riguarda solo le donne,  ma costituisca un indicatore di libertà per tutte e tutti.  Propone quindi alle donne europee  di avviare iniziative destinate a sfociare in una manifestazione per il prossimo 8 marzo.

Ringraziamo Anarkikka per averci regalato un bellissimo logo.

Per aderire: http://goo.gl/EFgIQ3
Pagina FB: https://www.facebook.com/womenareurope
 Blog: http://womenareurope.wordpress.com

***

Se un attacco è a livello europeo, europea deve essere anche la reazione.

WOMENAREUROPE

13 gennaio

Con un nome che è veramente tutto un programma parte da Firenze una campagna ambiziosa.

Di fronte alla bocciatura della risoluzione Estrela da parte del Parlamento Europeo e alla proposta di legge del governo spagnolo per la riduzione delle possibilità di interruzione volontaria della gravidanza e di fronte ai crescenti attacchi in Italia alla legge 194, si è sentita da parte di alcune associazioni di donne l’esigenza di mobilitarsi, per una risposta all’altezza del problema.

Il primo atto è stata la redazione di un appello “Per un’altra Europa, laica e dei diritti” con l’invito a  costruire una rete europea delle donne. L’appello ha cominciato a girare in rete: le informazioni per aderire sono su facebook https://www.facebook.com/womenareurope o sul blog http://womenareurope.wordpress.com/, il modulo per l’adesione all’indirizzo http://goo.gl/EFgIQ3.

Al cuore della proposta l’accento sulla laicità, connotato che si ritiene essenziale per l’Europa politica, che deve ancora nascere, e sui diritti, non solo delle donne. Dal punto di vista organizzativo la proposta è quella di una rete di donne, e di una mobilitazione europea per il prossimo 8 marzo.

Le risposte sono state tante, individuali e collettive.

Nello stesso periodo in Spagna ci sono state le prime manifestazioni e sono comparsi in rete altri appelli alla mobilitazione. Con alcune di queste realtà sono già avviati i contatti.

Certo, la maggior parte delle donne sono lucidamente consapevoli che essere periodicamente costrette a difendere la legge sull’aborto, in nome dell’autodeterminazione è oggettivamente un arretramento. Per questo le donne firmatarie e aderenti all’appello “Per un’altra Europa…”ritengono che in un quadro di laicità e di diritti si deve parlare di una più ampia libertà di scelta, che coinvolga tutte le scelte affettive e sessuali, tutte le scelte di vita.

Inevitabile per chi scrive il ricordo di un’iniziativa analoga, quella del 3 giugno 1995, che per iniziativa congiunta del Paese delle Donne e del gruppo romano “Virginia Woolf” promosse una grande manifestazione nazionale a Piazza di Siena, a Roma. Alla testa del corteo due striscioni da leggere in sequenza: “La prima parola e l’ultima”-“ Voci diverse a dirla”. La prima frase era il titolo di un documento del “Virginia Woolf” che entrando nel merito dell’argomento ricorrente, da parte di uomini politici e non, che chiedeva un coinvolgimento maschile nella decisione sull’interruzione di gravidanza, affermava appunto che alla donna spetta la prima e l’ultima parola e che la parola maschile ha un senso nello spazio intermedio, nel dialogo della coppia, se c’è dialogo e se c’è coppia. La seconda frase sottolineava come sul tema andassero nominate e rispettate le differenze fra donne e che il punto unificante era ancora una volta la difesa dell’autodeterminazione e della libertà. Questo approccio è ancora valido oggi.

Il gruppo di donne che oggi promuove la mobilitazione non intende attribuirsi la maternità dell’iniziativa, ma vuole impegnarsi in un processo più ampio (la rete e la manifestazione) con due punti fermi:

si può aderire come donne singole o associazioni, non come partiti o istituzioni;

vogliamo restare semplicemente in rete, non mettere in piedi una nuova organizzazione con gruppi territoriali: la vera sfida è avere un obbiettivo comune, stare insieme pur mantenendo le differenze.

La cadenza dell’8 marzo non è così lontana come potrebbe sembrare. Abbiamo detto che in Spagna e in Francia ci sono già iniziative in atto o in programma e anche in Italia non mancheranno occasioni per cominciare a dare visibilità alla rete: forse basterebbe continuare con le iniziative che (purtroppo) abbiamo avviato anche recentemente in difesa della 194 sottoposta costantemente ad attacchi, primo fra tutti quello dovuto a un interpretazione estensiva e discutibile dell’obiezione di coscienza.

Anna Picciolini
Fonte: Il Paese delle Donne, www.womenews.net

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IN NOMINE MATRIS

Perché questa del (cog)nome è una cosa grossa, è una bomba radicale, un trapianto strutturale. Sono dispositivi come questo che tras-formano le culture, che cambiamo il volto dell’umanità e il corso della storia.

http://curacultura.wordpress.com/2014/01/08/in-nomime-matris/

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#Firenze4gennaio: libere di scegliere!

4 gennaio 2014

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“Che c’entrano le donne???? ”

Questo è quello che ha detto uno dei tre uomini che vedete sullo sfondo di queste foto. Uomini. Tre. Sono loro uno gruppi di preghiera organizzati da movimenti no-choice davanti agli ospedali che hanno il fine di intimorire e colpevolizzare le donne che scelgono della loro vita.

Ecco la questione è tutta qui: le donne centrano! E come se c’entrano!!!!!!!!!! Come dicevano alcune molti anni fa: la prima e l’ultima parola spetta alla donna. E’ molto semplice. E mai più deve succedere che, in caso ci si trovi a dire un’ultima parola complicata, ciò debba succedere in clandestinità e con pericolo per la salute.

Per questo abbiamo raccolto l’appello delle donne di Milano e per questo diciamo MAI PIU‘.

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Ecco un po’ di fotografie della giornata.

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#abortolibre #alertafeminista: sosteniamo le donne spagnole

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