#WOMENAREUROPE

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13 gennaio 2014

“Per un’altra Europa, laica e dei diritti”: si intitola così l’appello alla mobilitazione e alla costruzione di una rete europea di donne che parte da Firenze e che si propone di chiamare WOMENAREUROPE.

Dopo che il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione Estrela, che sollecitava gli stati dell’Unione a sviluppare una legislazione che permettesse ad ogni persona di vivere liberamente la propria  sessualità e di decidere  se interrompere la  gravidanza senza alcun rischio, dopo che il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge che riduce le possibilità di interruzione volontaria della gravidanza, si è sentita da parte di numerose donne,  singole e associate, l’esigenza di reagire.

 Ricordando la frase con cui si apriva una manifestazione nazionale di quasi vent’anni fa (Roma, 3 giugno 1995),  affermiamo che sulla maternità alle donne spetta “La prima parola e l’ultima”.

 La rete che si sta costruendo pone l’accento sulla laicità e sui diritti, con la convinzione che la possibilità di scelta in materia di sessualità e di orientamento sessuale  sia qualcosa che non riguarda solo le donne,  ma costituisca un indicatore di libertà per tutte e tutti.  Propone quindi alle donne europee  di avviare iniziative destinate a sfociare in una manifestazione per il prossimo 8 marzo.

Ringraziamo Anarkikka per averci regalato un bellissimo logo.

Per aderire: http://goo.gl/EFgIQ3
Pagina FB: https://www.facebook.com/womenareurope
 Blog: http://womenareurope.wordpress.com

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Se un attacco è a livello europeo, europea deve essere anche la reazione.

WOMENAREUROPE

13 gennaio

Con un nome che è veramente tutto un programma parte da Firenze una campagna ambiziosa.

Di fronte alla bocciatura della risoluzione Estrela da parte del Parlamento Europeo e alla proposta di legge del governo spagnolo per la riduzione delle possibilità di interruzione volontaria della gravidanza e di fronte ai crescenti attacchi in Italia alla legge 194, si è sentita da parte di alcune associazioni di donne l’esigenza di mobilitarsi, per una risposta all’altezza del problema.

Il primo atto è stata la redazione di un appello “Per un’altra Europa, laica e dei diritti” con l’invito a  costruire una rete europea delle donne. L’appello ha cominciato a girare in rete: le informazioni per aderire sono su facebook https://www.facebook.com/womenareurope o sul blog http://womenareurope.wordpress.com/, il modulo per l’adesione all’indirizzo http://goo.gl/EFgIQ3.

Al cuore della proposta l’accento sulla laicità, connotato che si ritiene essenziale per l’Europa politica, che deve ancora nascere, e sui diritti, non solo delle donne. Dal punto di vista organizzativo la proposta è quella di una rete di donne, e di una mobilitazione europea per il prossimo 8 marzo.

Le risposte sono state tante, individuali e collettive.

Nello stesso periodo in Spagna ci sono state le prime manifestazioni e sono comparsi in rete altri appelli alla mobilitazione. Con alcune di queste realtà sono già avviati i contatti.

Certo, la maggior parte delle donne sono lucidamente consapevoli che essere periodicamente costrette a difendere la legge sull’aborto, in nome dell’autodeterminazione è oggettivamente un arretramento. Per questo le donne firmatarie e aderenti all’appello “Per un’altra Europa…”ritengono che in un quadro di laicità e di diritti si deve parlare di una più ampia libertà di scelta, che coinvolga tutte le scelte affettive e sessuali, tutte le scelte di vita.

Inevitabile per chi scrive il ricordo di un’iniziativa analoga, quella del 3 giugno 1995, che per iniziativa congiunta del Paese delle Donne e del gruppo romano “Virginia Woolf” promosse una grande manifestazione nazionale a Piazza di Siena, a Roma. Alla testa del corteo due striscioni da leggere in sequenza: “La prima parola e l’ultima”-“ Voci diverse a dirla”. La prima frase era il titolo di un documento del “Virginia Woolf” che entrando nel merito dell’argomento ricorrente, da parte di uomini politici e non, che chiedeva un coinvolgimento maschile nella decisione sull’interruzione di gravidanza, affermava appunto che alla donna spetta la prima e l’ultima parola e che la parola maschile ha un senso nello spazio intermedio, nel dialogo della coppia, se c’è dialogo e se c’è coppia. La seconda frase sottolineava come sul tema andassero nominate e rispettate le differenze fra donne e che il punto unificante era ancora una volta la difesa dell’autodeterminazione e della libertà. Questo approccio è ancora valido oggi.

Il gruppo di donne che oggi promuove la mobilitazione non intende attribuirsi la maternità dell’iniziativa, ma vuole impegnarsi in un processo più ampio (la rete e la manifestazione) con due punti fermi:

si può aderire come donne singole o associazioni, non come partiti o istituzioni;

vogliamo restare semplicemente in rete, non mettere in piedi una nuova organizzazione con gruppi territoriali: la vera sfida è avere un obbiettivo comune, stare insieme pur mantenendo le differenze.

La cadenza dell’8 marzo non è così lontana come potrebbe sembrare. Abbiamo detto che in Spagna e in Francia ci sono già iniziative in atto o in programma e anche in Italia non mancheranno occasioni per cominciare a dare visibilità alla rete: forse basterebbe continuare con le iniziative che (purtroppo) abbiamo avviato anche recentemente in difesa della 194 sottoposta costantemente ad attacchi, primo fra tutti quello dovuto a un interpretazione estensiva e discutibile dell’obiezione di coscienza.

Anna Picciolini
Fonte: Il Paese delle Donne, www.womenews.net

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